Ecco un piccolo saggio breve di secondo liceo, mi pare che fosse il mio primo saggio breve e presenta questa traccia e questi documenti, è una traccia dell’esame di stato del 2004:
L’amicizia, il più bello dei valori umani
L’amicizia è un valore nato con l’uomo, ma che ha posto le sue radici nella letteratura molto tardi; Il primo a parlarne filosoficamente è Aristotele, il quale, insieme ad altri che ne hanno dato grande valore come Cicerone, ne afferma l’origine naturale, spontanea, poiché chi riesce a vivere da solo “o è un Dio o è una bestia”, e sottolinea la propria ipotesi con il fatto che la natura non ama l’isolamento e tenta sempre di appoggiarsi ad un sostegno.
Se però confrontiamo il comportamento umano con quello degli altri animali noteremo che essa è una caratteristica peculiare dell’uomo quindi frutto di ragione; presso gli animali sono presenti legami solo all’interno del nucleo familiare, mentre all’interno del branco vige solo il bisogno di sopravvivenza, invece presso gli uomini esistono legami anche interfamiliari o comunque tra gruppi diversi. Secondo la dottrina stoica la ragione serve a stabilire un accordo tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda e possiamo facilmente intuire che l’amicizia è la massima espressione dell’utilizzo di ragione. Un esempio banale, ma particolarmente indicativo, è il rapporto che si crea tra il protagonista del “Piccolo principe” e la volpe, riferendosi soprattutto alla familiarità che si acquista in un legame di amicizia. Con la poesia stilnovista si accentua la natura umana dell’amicizia sottolineando il piacere che essa fornisce anche grazie al coinvolgimento delle donne amate, mentre fino ad allora era stata analizzata con toni spesso seriosi e in forma di trattato. Lo stesso piacere, apparentemente privo di fondamento, che dà l’amicizia è ravvisabile anche nella tradizione musicale italiana. Guccini, infatti, allo stesso modo di Dante ne elogia l’aspetto ozioso, di fuga dalla realtà: “Quei giorni spesi a parlare di niente sdraiati al sole inseguendo la vita”. Nonostante visioni differenti nessuno nella letteratura negherà la natura consolatoria dell’amicizia: Dante con la sua fuga ”in un vesel”, Manzoni con l’episodio dell’incontro tra Renzo e un suo vecchio amico e anche Raffaello nel suo “Autoritratto con un amico” dove sembra rassicurare con la mano appoggiata sulla spalla l’inquieto amico.
L’esempio più lampante di una concezione umanistica è quella che presenta Uhlman ne “L’amico ritrovato”: il nascere di un’amicizia non è un evento casuale affidato al fato, ma esige un momento di scelta in cui si valuta razionalmente la persona che più rispecchia i valori di cui si necessita. Solo grazie ad una scelta oculata verranno poste le basi per un legame di amicizia reciproco e duraturo in cui ognuno è disposto a dar la vita per l’altro